Emilia Romagna

Cosa vedere a Bologna

Un itinerario tra Palazzo Poggi, Santo Stefano e i ristoranti storici

di Lavinia Colonna Preti
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Un itinerario, perfetto per un weekend di charme, alla scoperta di Palazzo Poggi, Santo Stefano e delle osterie tradizionali della città, sospesi tra l’alchimia della conoscenza e il fascino della “Seconda Roma”.

C’è una storia densa, color ocra e rosso scuro, che avvolge i quasi 40 chilometri di portici di Bologna, Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2021. Per secoli, questa non è stata solo una città, ma un’idea: la “Seconda Città Papale” dello Stato della Chiesa, un centro di potere che rivaleggiava con Roma, rivendicando però una libertà intellettuale unica al mondo.

Qui, nel 1088, nasce l’Alma Mater Studiorum, la prima università dell’Occidente, trasformando i vicoli medievali in un laboratorio a cielo aperto. Ecco un itinerario “secrets” tra il sacro delle Aule Magne monumentali e il profano delle sue osterie leggendarie.

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Tra l’Archiginnasio e Palazzo Poggi: le Wunderkammer del Sapere

Il nostro viaggio inizia con la visita alle sedi universitarie storiche, vere e proprie camere delle meraviglie dell’Illuminismo:

  • Palazzo dell’Archiginnasio: splendido edificio del ‘500 costruito per unificare le sedi universitarie, è l’anima colta della città, custode del Teatro Anatomico più bello del mondo e di un archivio araldico monumentale con oltre 6.000 stemmi studenteschi.
  • Palazzo Poggi: quartier generale dell’antico Istituto delle Scienze, conserva le sue collezioni nelle bellissime sale originali del Settecento. Tra cere anatomiche, modellini navali e la meravigliosa Aula Magna della Biblioteca storica, sembra di immergersi nelle avventure degli esploratori della Royal Geographical Society.
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La tradizione a tavola: da Grassilli a Tamburini

Dopo una passeggiata tra Piazza Maggiore, la curiosa Basilica incompiuta di San Petronio, e le Due Torri, Grassilli è uno degli indirizzi storici di Bologna dove il servizio è un’arte e le varie versioni della Cotoletta alla Bolognese, ripassata nel brodo con prosciutto e parmigiano, fanno davvero capire perché Pellegrino Artusi, celebre gastronomo, scriveva “Quando sentite parlare della cucina bolognese fate una riverenza, ché se la merita.

Per rimanere immersi nella tradizione bolognese, l’aperitivo si può fare da Tamburini, il tempio della gastronomia bolognese dal 1932, oppure (indirizzo assolutamente non “secrets” ma indubbiamente folkloristico per capire l’anima della città) all’Osteria del Sole.

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Qui si beve dal 1465 mentre il cibo si porta da casa e si consuma sui grandi tavoloni di legno. Si racconta che dalla Maison Krug a Reims, vedendo ordini massicci di casse di champagne spedite verso un indirizzo anonimo di Bologna, decisero di inviare un ispettore, convinti che lì ci fosse un ristorante stellato o un club d’élite; quando arrivò, si trovò davanti all’Osteria del Sole, dove lo champagne più costoso del mondo veniva bevuto con la stessa naturalezza del Pignoletto, accompagnato da una “rosetta” alla mortadella scartata sul tavolo comune (nella fotografia sottostante si vede l’immagine che ha “immortalato” questo leggendario momento).

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Ospitalità e design: dormire in un palazzo trecentesco

Per dormire, si può prenotare una delle tre suite de I Conoscenti, progetto di vita di Biancamaria Cifarelli che ha trasformato Palazzo Conoscenti, antico edificio del XIV secolo che fu la dimora della potente famiglia del banchiere Alberto Conoscenti in un tempio del buon cibo, del buon bere e del buon dormire.

I Conoscenti è un indirizzo eccellente anche per un pranzo, un aperitivo o una cena: la cucina è affidata all’executive chef Salvatore Amato, pugliese con un passato stellato, tra cui al MUDEC di Bartolini, che offre piatti che si concentrano sulla sincerità dei sapori della tradizione, con qualche tocco internazionale e una filiera corta e sostenibile.

Un altro indirizzo di design contemporaneo per mangiar bene è Casa Azzoguidi, situata in un edificio storico caratterizzato da un raro portico in legno del XIV secolo.

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Demoni, simboli e jazz in Santo Stefano

Altro indirizzo imprescindibile è la piazza più bella della città, Santo Stefano. Qui ci sono due luoghi davvero particolari:

  • Le Sette Chiese: la Basilica di Santo Stefano, detta la “Gerusalemme Bolognese”, non è una semplice basilica, ma riunisce sette edifici di varia epoca che si incastrano l’uno nell’altro come un enigma architettonico voluto, secondo la tradizione, da San Petronio per ricalcare i luoghi della Passione di Cristo.
  • Camera con Vista e Camera Jazz Club: ospitato nel settecentesco Palazzo Isolani, il locale nasce dalla creatività di un antiquario e di un’interior designer, dove tra busti classici e cineserie francesi, si può prendere un drink o godersi una serata nel suo raffinato Jazz Club underground, un tempio della musica a Bologna grazie alla fama ed esperienza del suo direttore artistico, Piero Odorici, uno dei jazzisti europei più rappresentativi della nostra epoca.
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Via D’Azeglio e le luminarie “d’autore”

Via D’Azeglio è il “salotto a cielo aperto” della città, strada che è diventata un’icona mondiale grazie alle sue luminarie d’autore che trasformano le strofe delle canzoni dei più grandi artisti bolognesi, da Lucio Dalla a Luca Carboni, in fili d’oro sospesi nel vuoto.

Lungo la via, si trova anche l’unico 5 stelle lusso di Bologna, il Grand Hotel Majestic “Già Baglioni” che sorge in un palazzo del XVIII.

Nelle vicinanze, Corner AB è un altro indirizzo perfetto per un pranzo veloce o una pausa caffè totalmente “sostenibili”.

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I templi del tortellino: dall’Osteria Bottega all’Antica Osteria del Mirasole

In Via Santa Caterina, a circa 15 minuti a piedi da Piazza Maggiore, l’Osteria Bottega è un indirizzo di culto dove l’oste Daniele Minarelli custodisce la memoria del gusto. È un luogo di devozione alla materia prima: dai tortellini in brodo di cappone al Culatello di razza “Maiale Pesante Padano” allevato allo stato brado e stagionato “36 mesi” in cantine naturali.

A pochi chilometri da Bologna, un altro indirizzo “leggendario” è l’Antica Osteria del Mirasole di San Giovanni in Persiceto che incarna il ristorante emiliano dei sogni, apoteosi di cucina tipica e materia prima eccezionale, grazie al fatto di essere l’unica azienda a “ciclo chiuso” della regione a gestione familiare.

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Accolti dal cuoco Franco Cimini e la maitre Anna Caretti, qui c’è un piatto che vale un viaggio transoceanico: sono i Tortellini alla Panna d’Affioramento Mirasole® (eh si, marchio registrato). Come da antica ricetta della famiglia Caretti, i tortellini sono conditi con la panna affiorata dal latte munto la sera e messo a riposo fino alla mattina.

E questo è il modo migliore per iniziare o finire un weekend a Bologna.

Il segreto

Bologna è caratterizzata dagli splendidi portici ed edifici nel tipico colore “rosso”. Questa unicità si deve al fatto che la città sorge su una pianura ricca di argilla e, fin dal Medioevo, il materiale da costruzione più economico e reperibile non era la pietra (che andava trasportata faticosamente dall’Appennino), ma il mattone cotto. L’argilla locale, una volta cotta nei forni, assume naturalmente sfumature rossastre o aranciate a seconda della temperatura e della composizione del terreno. È il colore della terra stessa che si fa architettura.

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